Parti il sabato e torni la domenica sera e metti in conto un minimo di 2 ore di viaggio per l’andata e per il ritorno. Potrebbe essere poco più di un ritaglio di tempo quello che resta in caso di code da vacanzieri di fine giugno. “Che cosa pensi di riuscire a vedere?” ti chiederebbero la mamma apprensiva e l’amica gelosa. Tu hai 2 obiettivi: il forte di Bard e un resort a Champedepraz, costruito in legno e con una piccola piscina riscaldata, nascosto nel parco naturale del Mont Avic. Due obiettivi in Valle d’Aosta per un ritaglio di tempo ti sembrano la giusta misura.

La Valle d’Aosta a fine giugno non conosce folla, l’unica coda che sperimenti è quella per la colazione in A4, prima che lo svincolo verso il mare della Liguria si porti via tutte le auto. Quindi non solo il viaggio scorre senza intoppi, ma non ci saranno nemmeno difficoltà di parcheggio a Bard o attese per mangiare un boccone a Hône. Al contrario diventa necessario verificare quale locale sarà aperto il sabato sera a Verrès oppure vivere la ricerca di una pizzeria come una breve caccia al tesoro.

Forte di Bard

Alle spalle della roccia, la struttura del forte si apre come una fisarmonica.

A Bard vivono 113 persone e non esiste un giorno del mercato. Non hai mai sentito parlare di questo comune, ma solo del suo forte. Quando arrivi da sud vedi una struttura squadrata e grigia posata sulla cima di una piramide di roccia che quasi ostruisce l’ingresso della valle, poi, quando passi alle sue spalle, la struttura del forte si apre come una fisarmonica. Potresti pensare che Bard sia quell’agglomerato di case che si stende sull’altra riva della Dora Baltea, invece quello è Hône. Bard è due file di case che fanno da margini all’unica strada, schiacciate tra la parete della valle e la roccia su cui è costruito il forte.

Tre ascensori facilitano l’ascesa alla cima, ma la scelta migliore è quella di usare le proprie gambe e percorrere l’unica strada a disposizione, che da Bard risale attraverso le diverse strutture del forte e poi scende dal versante opposto, per tornare al punto di partenza. Raggiungere la cima è d’obbligo per questioni di panorama e perché è lì che viene allestita la maggior parte delle mostre ospitate dal forte, con una costante presenza di quelle fotografiche.

Champedepraz

Succede che sali in quota per raggiungere il resort in legno e la sua piscina riscaldata, che la temperatura dell’aria scenda di almeno 5 °C solo per questioni di altitudine, che si riduca il numero di auto e aumenti quello delle mucche al pascolo.

710 anime stabilitesi à l’envers, ossia sulla destra orografica della Dora Baltea, che programmi di incontrare in serata partecipando alla Sagra del dolce, appuntamento annuale di fine giugno presso la frazione Viering. Poi però succede che sali in quota per raggiungere il resort in legno e la sua piscina riscaldata, che la temperatura dell’aria scenda di almeno 5 °C solo per questioni di altitudine, che si riduca il numero di auto e aumenti quello delle mucche al pascolo e che in serata spunti la luna (quasi) piena. Allora chi te lo fa fare di scendere nuovamente a fondo valle quando puoi sfruttare il ristorante della struttura?

La notte scorre al ritmo del canto dei grilli, mentre al risveglio mangi torte fatte in case nella sala in legno che affaccia sulla valle. Un po’ maledici il ritaglio di tempo, ma l’obbligo di check-out entro le 11 ti lascia spazio per altre avventure, quindi, cartina alla mano, valuti possibili soluzioni: Aosta dista meno di un’ora.

Aosta

a piazza dell’Hôtel de Ville (il palazzo neoclassico che ospita il Comune) si apre all’improvviso, come se qualcuno avesse appena rimosso una fila di casette in una mano di Monopoli.

Non sai che cosa aspettarti, non hai mai visto una fotografia di Aosta e più ti ripeti il suo nome più viene a galla un sentore di fontina valdostana. I miracoli sensoriali astrusi ti divertono e decidi che è la città che ti chiama a modo suo.

La statale 26 ti porta dritta all’arco di Augusto, dove parcheggi con agio e da dove puoi inoltrarti nell’area pedonale. Ti fermi un paio d’ore, il tempo di percorrere le vie del centro storico e collezionare solo sensazioni: le evidenti origini romane unite alle scritte in francese ti fanno pensare ad Asterix e Obelix; sei certa che gli edifici non superino quasi mai l’altezza di due piani per una questione di lungimiranza, cioè perché non si perda mai di vista la cornice delle montagne; la piazza dell’Hôtel de Ville (il palazzo neoclassico che ospita il Comune) si apre all’improvviso, come se qualcuno avesse appena rimosso una fila di casette in una mano di Monopoli; nelle vetrine di souvenir dominano i campanacci delle mucche in ogni forma e dimensione e te ne compri uno da attaccare allo specchietto retrovisore dell’auto, così ogni buca ti ricorderà Aosta. Alla fine la incontri: la forma di fontina ti guarda dalla vetrina di una gastronomia, vi scambiate un cenno di saluto e poi riparti, ché il tuo ritaglio di tempo sta per concludersi.