Da Merigold proseguiamo verso nord, fino a una delle mecche del blues, Clarksdale.

Clarksdale

A metà dell’Ottocento era il centro dell’industria del cotone e molti afroamericani lavoravano nei campi mischiando nelle loro canzoni tristezza e speranza. Qui sono nati Eddie Boyd, Jackie Brenston, Sam Cooke, John Lee Hooker, Son House, Junior Parker, Ike turner e altrettanti bluesman vi hanno vissuto, come W.C. Handy, Frank Stokes, Robert Johnson, Muddy Waters e Howlin’ Wolf.

Il cuore della Clarksdale del blues è il Ground Zero Blues Club, un locale promosso nel 2001 da Morgan Freeman insieme a un avvocato e un impresario. Proprio a fianco è possibile visitare il Delta Blues Museum. Finaziato da Billy Gibbons (chitarrista dei ZZ Top) ma nato dall’idea di un bibliotecario, al suo interno custodisce una chitarra costruita con il legno della Stovall Plantation, la piantagione dove aveva vissuto Muddy Waters, e per questo soprannominata “Muddywood”. Il museo ospita anche la ricostruzione fedele all’originale della capanna di Waters, mentre il luogo dove si trovava la casa del bluesman è segnato da una targa blu.

A proposito di musei, grazie al grande flusso turistico ne è nato uno nuovo, il Rock Blues Museum, dove sono esposte le chitarre autografate da Jimmy Page, Chuck Berry e B.B. King.

La strada del blues è percorsa da leggende, una delle quali riguarda l'incontro tra un blueman e il diavolo in persona.

Sempre a Clarksdale, all’incrocio tra la Highway 61 e la Route 49, tre chitarre giganti ricordano una delle leggende del blues più raccontate: si dice che qui Robert Johnson strinse un patto con il diavolo in persona, il quale gli avrebbe donato il talento con la chitarra in cambio della sua anima.

C’è un altro fatto strano che riguarda la vita del “King of the Delta Blues”: avvelenato da un marito geloso, non si sa con precisione dove sia stato sepolto, al punto che a Greenwood (a circa un’ora a sud di Clarksdale) ci sono ben tre tombe che lo ricordano. La versione più poetica della storia lo vorrebbe seppellito in un campo, tra le tombe dei poveri (le cosiddette “pauper’s grave”), e la tomba che più si avvicina a questa ipotesi si trova nell’anonimo cimitero di una chiesa battista a Mount Zion, nei pressi di Greenwood. Le altre due tombe, invece, si trovano nel cimitero della Payne Chapel di Quito e sotto un noce nel cimitero di Little Zion, entrambi nei pressi di Greenwood. Non si sa dove sia il suo corpo, ma quotidianamente vengono depositati plettri provenienti da tutto il mondo su ognuna delle tre lapidi, sotto il suo messaggio d’addio: “Gesù di Nazareth, re di Gerusalemme, mio redentore, so che esisti e che mi chiamerai dalla tomba”. E alcuni dicono che, dopo averlo letto, il diavolo compaia con un sorriso ironico…

Nashville

La strada del blues, la Highway 61, ci porta a nord fino a Nashville.

La chiamano la Music City. Qui hanno sede case discografiche, uffici stampa, agenzie di produzione e stazioni radiofoniche, ma anche teatri e negozi di dischi da perdere la testa.

Un punto di partenza strategico per la visita di Nashville è il Ryman Auditorim. Nato come luogo di musica gospel, questo caratteristico edificio in mattoni rossi ospitò il “Grand Ole Opry”, programma radiofonico collegato a esibizioni dal vivo, nato nel 1925 e attivo ancora oggi. Musicisti come Jonny Cash, Elvis Presley Jerry Lee Lewis hanno calcato il palcoscenico dell’edificio che oggi può essere visitato accedendo ai camerini e al backstage e facendo un salto alle origini del rock ‘n’ roll.

Uno del luoghi più suggestivi della città è la Country Music Hall of Fame, una collezione incredibile di oggetti legati alla storia musicale di Nashville, come la Cadillac di Elvis del 1960 completamente dorata e filmati originali che raccontano quegli anni. Imperdibile nella hall il negozio dei fratelli Hach. L’Hach Show Print testimonia con i suoi poster le migliaia di eventi passati che sono rimasti nella storia.

Con lo stesso biglietto della Country Music Hall of Fame si può entrare nello studio B della Rca, che dal 1957 è il perno del sound di Nashville con oltre 35.000 canzoni registrate tra le sue mura.

Dopo aver ammirato la statua che ritrae Owen Bradley seduto al pianoforte, è obbligatorio dirigersi verso la strada principale, la Brodway, che vanta una serie di negozi e locali leggendari, tra cui il Gruhn Guitars, uno store di strumenti musicali nato nel 1970, e l’Ernest Tubb’s Records Shop, uno dei più antichi negozi di dischi d’America.

Un’ultima tappa fondamentale è il Jonnhy Cash Museum, che dal 2013 sostituisce quello di Hendersonville, nella sua casa sul lago, bruciato durante i restauri. A detta di tutti, compresi i figli di Jonnhy, il museo di Nashville è incredibile: bacheche, strumenti, copertine di dischi e tutta una serie di oggetti e filmati ti portano dritto nella sua vita.

Il nostro viaggio lungo la strada del blues si ferma al Jonnhy Cash Museum di Nashville.

Per oggi ci fermiamo qui, ma presto riprenderemo il nostro viaggio visitando la città più musicale d’America: New Orleans.