Il primo dato certo è che la pronuncia corretta è Tanzània, non Tanzanìa, parola dell’Accademia della Crusca. Il secondo dato certo è che qualunque stagione può rivelarsi quella buona per attraversare questo Paese: si seguono le migrazioni degli animali tra luglio e agosto oppure tra fine novembre e febbraio (la variabilità è dettata dall’andamento delle piogge), ma tra aprile e maggio le luci sono perfette per un viaggio fotografico. Insomma, tutto dipende da cosa si sta cercando.

Tanzania: uomo e natura in equilibrio

Adriana è stranamente calma mentre mi racconta le sue esperienze della Tanzania, mentre dice che l’equilibrio tra uomo e natura è la caratteristica distintiva di questo lembo d’Africa e che il tempo è come se laggiù fosse più lento o “pole pole” (lento, lento), come dicono nella lingua del posto.

I Masai sono pastori transumanti e sono il simbolo dell'equilibrio uono- natura che caratterizza la Tanzania.

Penso alla transumanza dei Masai nel cratere di Ngorongoro, la più grande caldera intatta del mondo, e agli Hadzabe, l’ultima tribù di cacciatori- raccoglitori della Tanzania, e mi chiedo se il tempo, laggiù, in realtà non si sia fermato del tutto. A suggerire l’idea contribuiscono archeologia e geologia: la regione settentrionale del Paese è al centro del sistema della Great Rift Valley (che è lì da qualcosa come 35 milioni di anni) e ha custodito le tracce dei nostri antenati vissuti 3,5 milioni di anni fa (nella gola di Olduvai, un avvallamento della pianura del Serengeti, hanno lasciato le loro impronte, fossilizzate).

Questa atmosfera si respira in particolare durante i safari. Forse perché si parte in piccoli gruppi, 6-8 persone al massimo, sotto l’occhio sapiente delle guide che, spesso appartenenti a famiglie discendenti dai Masai, uniscono la preparazione professionale alla conoscenza tradizionale e raccontano storie, di vita e di natura. Prima della partenza, insegnano l’etichetta da safari, a partire dalla scelta dei colori dell’abbigliamento: verde, fieno e sabbia per cercare di confondersi nell’ambiente circostante. Di fronte agli animali, invece, svelano gli equilibri segreti tra le specie. La sera, infine, è il tempo delle poesie e delle favole, le stesse utilizzate tradizionalmente per tramandare la conoscenza da una generazione alla successiva.

Trekking

Il Kilimanjaro, la vetta più alta dell'intero continente africano, si trova in Tanzania.

La Tanzania è anche la custode della montagna più alta del continente africano. Con i suoi 4.900 metri di dislivello (la sua vetta si trova però a 5.895 m sul livello del mare), il Kilimanjaro non è meta per soli escursionisti esperti. Tutto sta nella scelta della via e nella disponibilità di tempo da dedicare all’ascesa. Unica costante, la necessità di rinunciare a qualche comodità, perché le tappe sono segnate da campi tendati e il lusso è relegato ai lodge dei safari o delle strutture per i soggiorni mare.

Un bagno con gli squali balena 

Se si pensa al mare della Tanzania, si finisce per pensare a Zanzibar, ma Adriana suggerisce di provare destinazioni alternative. Visitare i parchi del Sud, per esempio, atterrando a Dar es Saalam, per raggiungere poi l’isola di Mafia, dove la grande attrazione è l’oceano: nel 1995 è stato creato il Mafia Island Marine Park con la finalità di proteggere la barriera corallina; snorkeling e immersioni sono attività abituali e, tra ottobre e marzo, si corre il ” grosso rischio” di avvistare gli squali balena.

La Tanzania offre anche la possibilità di fare immersioni: dall'isola di Mafia si possono avvistare gli squali balena.

Piccole curiosità

Nel pieno rispetto della regola “luogo che vai, curiosità che trovi”, nel racconto di Adriana spuntano alcune parole magiche: lago Natron, moran e tanzanite.

Il primo si trova a Nord, sul confine con il Kenya, ed è un lago rosso: il carbonato decaidrato di sodio (o natron) di cui è ricco, insieme alla bassa profondità del bacino, rende l’acqua viscosa al tatto e favorisce la crescita di colonie di cianobatteri, responsabili della colorazione rosso-arancio. Diventato famoso per le fotografie degli animali- statua di Nick Brandt e inospitale per la maggior parte delle forme di vita, non è però disabitato, al contrario  è uno dei principali luoghi di nidificazione dei fenicotteri.

In viaggio in Tanzania si possono incontrare i giovani masai che stanno attraversando il periodo di iniziazione per diventare "moran", guerrieri.

I moran, invece, sono i guerrieri Masai. Non più bambini, ricevono l’iniziazione con un lungo rituale; nei primi sei mesi di questa “transizione” sono facilmente riconoscibili in quanto vestono di nero e posso disegnarsi con la terra bianca dei simboli sul viso.

E la tanzanite? Non è una malattia, ma un minerale di un eccezionale colore blu. Il suo uso è collegato alla cultura Masai, secondo la quale il blu è un colore sacro. La leggenda vuole che siano stati proprio dei pastori Masai a scoprire questa preziosa gemma.

Piedi per terra

Prima di salutarci, chiedo ad Adriana indicazioni sul cibo e sul tema sempre scottante della sicurezza.

Per quanto riguarda la “cucina”, consiglia di non farsi scappare mango (“solo lì ha quel gusto prelibato) e papaja; per il resto piatti unici a profusione- di riso servito con carne o pesce, e ottime zuppe.

I safari in Tanzania consentono grandi incontri, per questo è essenziale la presenza di guide esperte.

Sul versante della sicurezza, invece, la situazione è molto semplice: antimalarica e guida per i safari sono le uniche due regole per un viaggio senza pensieri. Se ne può aggiungere una terza, ma solo per i più irrequieti: il mantra deve essere “pole pole”, lo stesso dei Masai che, avvolti nel tradizionale vestito rosso e lancia alla mano, camminano per le strade di Arusha.