Tornare in un luogo abitato o visitato in passato oppure conservarne intatto il ricordo, evitando con cura di tornarci? Pare una questione da poco, sino a che non ci si ritrova a ricercare le differenze tra immagini del passato e realtà contemporanea, e non si devono tenere a bada sensazioni che sbucano imprevedibili dagli angoli bui della memoria. Com’è tornare nella città che ti ha ospitato per gli anni dell’università dopo più di dieci anni di assenza? Com’è tornare a Genova in un giorno d’estate, dopo averla vista l’ultima volta in un inverno nevoso?

A Genova i caruggi che ti spingono sino al Porto Antico che solo gli urbanisti sanno davvero perché si chiami così.

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Genova ha il ritmo del mare, incostante per via del vento che cambia con le stagioni e le ore del giorno. Quello non è cambiato, come non sono cambiati i nomi dei luoghi e la loro essenza: il parco di Nervi, con il profumo dei pini marittimi e lo sciabordio delle onde; l’insenatura di Boccadasse con la spiaggia libera di ciottoli e la cornice di risto-pizzo-focaccio-gelaterie; i caruggi che ti spingono sino al Porto Antico che solo gli urbanisti sanno davvero perché si chiami così, e il castello d’Albertis con il suo Museo delle Culture del Mondo, dove andare quando l’aria di mare chiama la partenza e tu, che non sei marinaio, non hai una nave su cui salpare.

Il castello d'Albertis di Genova, con il suo Museo delle Culture del Mondo, è il luogo ideale dove andare quando l'aria di mare chiama la partenza e tu, che non sei marinaio, non hai una nave su cui salpare.
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Nemmeno il traffico è cambiato, caotico e mosso da regole che trascendono segnaletica verticale e orizzontale. E inconfondibile resta la struttura incomprensibile della città: i parallelepipedi sono l’unità di base della sua costruzione ma non danno alcuna sensazione di ordine, e i loro colori sbiadiscono allontanandosi dal mare. La scala cromatica è evidente approdando a Genova dalla Val Trebbia, prendendola alle spalle. La statale 45 parte da Piacenza e ti porta sul Mar Ligure passando per Bobbio. Attraversi la gola del Trebbia grazie a una panoramica strada a curve pensata per le moto, poi incontri la sorgente del Bisagno e ne segui il corso: i colori compaiono dopo il centro sportivo della Sciorba e iniziano a stupirti all’altezza del cimitero monumentale di Staglieno.

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Quando il Bisagno scompare, tombato nell’ultimo tratto verso il mare, tu ti immergi nella serpentine di auto e riprendi fiato su corso Italia, il viale degli stabilimenti balneari e delle tue corse al tramonto. In quattro anni di università a Genova non avevi saputo avvicinarti più di così alle spiagge di sabbia della città: annusavi l’aria, ascoltavi le onde, ma la spiaggia non l’avevi abitata mai. Neanche quello è cambiato, ti tuffi in mare dai ciottoli di Boccadasse, per lavare via il caldo del viaggio in moto e annacquare i ricordi di un passato per te lontano, di cui Genova non ha ricordi. Perché mentre tu invecchi, lei lascia che il tempo scorra.