Quante volte ci capita di parlare dei viaggi da fare, perché li desideriamo o li consideriamo imperdibili, e quante di ripercorrere le partenze passate? Le liste dei desideri sembrano prodursi da sé, mentre le esperienze accumulate negli anni tendono a essere lasciate indietro, citate quando ci chiedono se siamo stati qui o là, rispolverate per chiacchierare di momenti condivisi con altri viaggiatori. Quello che accomuna passato e futuro sono soprattutto nomi e fatti, la superficie del viaggio. C’è un libretto (159 pagine), invece, pubblicato ad aprile 2021, che invita ad andare più a fondo, a indagare il significato delle nostre esperienze, passate o desiderate, e lo fa con garbo, ironia e leggerezza.

I viaggi da fare, fatti e che mia faremo possono diventare il filo conduttore della nostra autobiografia.

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Si intitola Io, altrove. Quando il viaggio diventa scrittura di sé, Andrea Bocconi ne è l’autore ed Ediciclo la casa editrice. L’idea alla base del libro è quella di utilizzare i propri viaggi come filo conduttore per la scrittura della propria autobiografia. Non è quindi solo materiale di lettura ma anche un invito alla scrittura: ogni capitolo si conclude con uno spunto per il lettore. Non vige però nessun obbligo ad accettare l’invito e a riempire le pagine lasciate volutamente bianche, a disposizione per l’ispirazione di chi legge. Si può decidere con serenità di seguire i racconti dell’autore, dei suoi familiari o dei grandi scrittori, che vengono presentati per sviluppare il tema specifico di ciascun capitolo.

In "Io, altrove", l'autore ci invita a utilizzare i nostri viaggi come filo conduttore per la scrittura della propria autobiografia. I viaggi da fare, quelli fatti e quelli che non faremo mai.

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Quel che è davvero curioso è il numero di significati ed esperienze che i viaggi possono aiutare a mettere a fuoco. Bocconi individua 23 spunti di riflessione, compresi tra il luogo di partenza e quello di ritorno, tra i passaggi tra fasi della vita e gli incontri, tra realtà e finzione, tra ricordo e desiderio. Ma è inevitabile, mentre si segue l’autore nel suo “inventario”, provare ad applicare il metodo al proprio caso personale: qual è il nostro luogo dell’anima, quello in cui ci siamo sentiti a casa, anche se a chilometri e chilometri di distanza dall’indirizzo indicato sul nostro passaporto? Quale viaggio ha sancito l’ingresso nell’età adulta? Quale viaggio è stato pellegrinaggio e quale viaggio è rimasto sognato, mai realizzato?

I nostri desideri di viaggio e le nostre esperienze passate assumono una forza diversa se ne indaghiamo il significato all'interno della nostra storia personale.

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Mentre Bocconi snocciola esperienze, significati e possibilità, il desiderio di colmare le proprie lacune o la consapevolezza che ci sono esperienze che non vorremmo fare mai prendono forma. Allo stesso tempo le liste dei viaggi da fare, fatti e che mai faremo acquisiscono una nuova forza: la sentiamo pulsare sullo sfondo dei nomi propri di mete e persone, anima colorata e calda che si annida sotto la superficie del viaggio e ne rinnova il fascino.