Il Parco Naturale del Mont Avic è a oggi l’unico parco regionale dalle Valle d’Aosta. La sua fama e la sua estensione sono molto piccole se paragonate a quelle del Parco Nazionale del Gran Paradiso, eppure non mancano sentieri da percorrere, attività da praticare, flora e fauna da ammirare e paesaggi in cui immergersi. Oltre a storie curiose, capaci di unire passato e presente.

Dove siamo

Percorrendo la A5, che da Ivrea porta ad Aosta, si prende l’uscita di Verrès e si attraversa la Dora Baltea. Un portale in legno dà il benvenuto nel parco in corrispondenza dell’accesso al comune di Champdepraz. In alternativa si può fare riferimento al comune di Champorcher, che si raggiunge attraverso la SR2 dopo essere usciti a Pont Saint-Martin, poco più a sud rispetto alla prima soluzione.

Siamo in un territorio che ha poca familiarità con i concetti di “pianeggiante” e “carrabile”: la maggior parte delle escursioni comporta variazioni di quota significative e non ammette soluzioni pratiche con navette. Le uniche eccezioni sono le passeggiate nei dintorni dei due comuni e, nel caso di Champdepraz, il collegamento tra le località di fondovalle (circa 600 m sul livello del mare) con Covarey e Veulla (circa 1260 m s.l.m.).

Il Parco naturale Mont Avic è l'unico parco regionale della Valle d'Aosta.

Photo by Laura Antoniolli

 

Il lago di Servaz: toponimi e cartelli escursionistici

I toponimi hanno forme variabili non sempre immediatamente riconoscibili: la località La Ville nel comune di Champdepraz, così indicata sul cartello che ne sancisce l’inizio, in alcune guide e su alcune mappe diventa La Veulla o Veulla; il lago di Servaz (che alcuni pronunciano “servà” e altri “servaz”) viene chiamato anche lago della Serva… La fluidità della toponomastica non è un fattore locale, anche dove non c’è di mezzo il bilinguismo basta il dialetto a rendere scivolosa l’identificazione dei luoghi in ogni dove. Mai come orientarsi in un posto del tutto nuovo, però, rende evidente questo fatto.

Quando la toponomastica incontra la segnalazione dei sentieri si crea un mix esplosivo. Il lago di Servaz si raggiunge seguendo il sentiero 5c dalla località La Ville, ma i tempi per raggiungerlo sono incerti: chi ti ha consigliato l’escursione ha parlato di una passeggiata ben segnalata di un’oretta e mezza, i cartelli escursionistici all’inizio ignorano l’esistenza del lago e puntano solo a destinazioni più remote (Rifugio Barbustel 3h 40′, Lac Blanc 3h 45′), poi compare uno sbiadito lago della Serva scritto a penna.

Il lago di Servaz, nel Parco naturale Mont Avic.

Photo by Laura Antoniolli

 

L’esperienza dirà che si tratta di una camminata per il 70% in salita che richiede 2 ore buone per l’andata e poco meno per il ritorno, e che ci sono ottime probabilità che qualcuno abbia invertito qualche cartello escursionistico a metà del percorso, perché il tempo stimato per raggiungere la destinazione prima diminuisce e poi aumenta… Il profumo del bosco e il silenzio fanno la soddisfazione della cam-mi-na-ta anche in una giornata di nuvole basse e umidità tropicale. La tua esperienza diventerà fonte di certezze per gli avventurieri in salita quando tu starai facendo ritorno.

La Casa dell’inglese

In località Pra Oursie, a circa un’ora e mezza di cammino dalla località Covarey, si trova un alpeggio di proprietà dell’ente Parco e concesso in uso a La Vallée Blanche, piccola azienda familiare che alleva capre e vacche e da giugno a settembre le porta nei pascoli in quota. Alessandra e Mika, i titolari, sono solari e ospitali, curiosi di conoscere la storia degli ospiti e disponibili nel far conoscere la propria e quella della struttura che gestiscono.

Il Mont Avic visto dalla località di Pra Oursie.

Photo by Laura Antoniolli

 

Mentre ti accompagna al tavolo per il pranzo a base di salumi, formaggi, polenta concia, dolci fatti in casa e genepy, Alessandra racconta che la struttura è conosciuta come la Casa dell’inglese, perché costruita nei primi dell’Ottocento da un lord inglese trasferitosi a Champdepraz nel tentativo di favorire la guarigione del figlio: i medici avevano diagnosticato al bambino una malattia ai polmoni, e l’aria delle Alpi era stata proposta come possibile cura. Così il padre, dopo aver fatto eseguire analisi dell’aria, si era trasferito con l’intera famiglia nella Val Chalamy (dal nome del torrente che scende dal Mont Avic e si tuffa nella Dora Baltea), favorendo lo sviluppo economico della zona.

Oltre a far costruire la sua casa e il piccolo alpeggio, il lord aveva avviato l’attività mineraria sulle montagne circostanti e dato lavoro alle famiglie del posto. La sua si era rivelata una gestione illuminata: giornate di lavoro di 6 ore, ospitalità dei  lavoratori presso la sua casa per accorciare i tempi di trasferimento alle miniere, realizzazione di un campo di bocce per consentire loro di svagarsi. Anche la moglie del lord aveva dato il suo contributo promuovendo la cultura del paese: acquistava libri per i 60 bambini che all’epoca frequentavano la scuola, oggi chiusa, in località Covarey.

L'alpeggio di Pra Oursie nel Parco naturale Mont Avic.

Photo by Laura Antoniolli

 

Mika invece racconta la vita dell’allevatore in alpeggio, a partire dalla doppia camminata giornaliera per portare le vacche sul monte Barbeston e poi riportarle a Pra Oursie per la notte, e l’esperienza con i giovani volontari del progetto Pasturs, nato sulle Orobie e diffusosi in tutte le Alpi. Il progetto prevede che giovani volontari siano ospitati per una settimana dagli allevatori e che li aiutino nella vita d’alpeggio, promuovendo nel contempo l’utilizzo di misure di prevenzione per la difesa del bestiame da potenziali incursioni di lupi e orsi. Se dici a Mika che è bello che i giovani imparino questo mestiere antico, lui ti confida sorridendo che «questi giovani vengono da un altro mondo!», lasciando intendere che non è per l’aiuto che possono ricevere se partecipano al progetto. «Vogliamo che i nostri figli sappiano che esistono realtà diverse dalla nostra», aggiunge Alessandra.

E mentre li saluti per scendere verso valle, ti auguri di poter tornare presto in questo silenzio ricco di storie.