Le nostre consulenti dei Viaggi al femminile hanno lanciato, durante il lockdown da emergenza COVID-19, una sfida di scrittura di viaggio alle viaggiatrici italiane: da 350 a 600 parole per raccontare le avventure vissute a casa o quelle dell’ultimo viaggio. “In palio” la pubblicazione dei tre testi più emozionanti nel blog di Racconti di Viaggio.

Dopo aver faticosamente individuato le tre autrici candidate alla pubblicazione (Marinella Vacchina, Giulia Suman e Jessica Landoni), si sono fatte prendere dallo sconforto: c’erano altri due testi ai quali volevano dare spazio. Così si sono concesse una via di fuga ed ecco qui di seguito il testo di Franca Scoppa e QUI quello di Gloria Bava.

 

La Mongolia è l’ultimo paradiso dei mongoli nomadi guerrieri, i seguaci del grande condottiero Gengis Khan. Uomini e donne forti, forgiati dalle fatiche di un arduo territorio. Ho visto una parte di mondo fino ad oggi, circa 60 paesi, ma quello che più mi ha lasciato nell’anima dei ricordi incisivi è la Mongolia.

C’è una frase in cui a distanza di anni si potrebbe riassumere la Mongolia: “Un viaggio nella natura degli scenari dalle disuguaglianze estreme in cui anche gli animali possono vivere in libertà”.

Ricordo una prateria verdissima con la strada battuta che sembrava essere senza fine. Giunse al galoppo dalla cima della collina una mandria di cavalli meravigliosi. I nostri fuoristrada si dovettero fermare. Discesero facendo tremare la terra intorno, attraversarono la strada cercando di non travolgerci. Alcuni si fermarono quasi a ridosso delle portiere e con aria di sfida muovevano la testa per la nostra inopportuna presenza.

Un altro incontro memorabile fu il dialogo con un cammello. Lui e io al sorgere del sole in un campo di iurte (tende circolari fatte di feltro, pelli, latte di pecora) dove si dormiva viaggiando. La notte visitava la nostra tenda una donna addetta per riattivare la legna che ardeva nella stufa. Emozionante!

I contatti con il popolo mongolo furono molto piacevoli. Un giorno fummo invitati a visitare l’interno di una delle tende abitate da una famiglia. A prima vista restammo intimoriti dai loro visi duri, paffuti e tondi dai tratti severi, segnati dalla fatica, privi di inutili dolcezze, poi la loro umiltà e gentilezza ci donarono una nuova intimità. Mi rimarranno dentro i loro volti.

I paesaggi restano sempre nell’anima, nei sogni. Le zone di dune desertiche di sabbia bianchissima e quella rosata, il deserto del Gobi, più squallido tra sassi e scorpioni, chilometri infiniti nel nulla, se non le mandrie di cammelli. Laghi contornati di paludi. Uccelli giganteschi, la valle delle aquile. I parchi nazionali, le miriadi di pecore e di capre. Alcuni templi antichissimi.

Il grande Festival Nazionale del Naadam che avviene una volta l’anno per due giorni consecutivi. Un’esperienza unica, che lascia un fascino che stupirà per sempre. Si osserva increduli quella loro capacità nel coordinare migliaia di personaggi vestiti con abiti antichi che danzano, che lottano. Scontri reali fra eserciti armati, plotoni a cavallo, sciami di soldati con scudi e spade. Poi gli arcieri, i lottatori di sumo. Il giorno successivo fanno la corsa dei cavalli, montati a pelo da fantini con un’età inferiore ai 15 anni. La distesa di pianura in cui la manifestazione si svolge è immensa. Gli animali corrono fino allo stremo delle forze.

Questo è un poco di questa terra e di questo popolo meraviglioso, da cui avremmo dovuto imparare.

Buon viaggio!